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Pescando nei ricordi...

  • Siamo intorno ai primi anni del XX secolo, in un piccolo paese del veronese succede qualcosa che pian piano coinvolgerà tutta l’Italia. Vicino a noi, nel locale dove ora si trova la sala ristorante c’era la bottega del sarto Lucato, egli come tutti i sarti confezionava vestiti di tutti colori e stoffe, ma nel ‘22 con la salita al potere del fascio la sua bottega fu assalita da una enorme richiesta di lavoro. Il partito fascista, aveva infatti stabilito che in tutte le scuole d’Italia i ragazzini che frequentavano le avviamento prendessero il nome di Balilla e inscrivendosi al partito ricevevano la classica camicia nera e i pantaloni grigi in omaggio. A quei tempi avere un vestito nuovo non era cosa da tutti i giorni, poveri come si era, ci si comperava il vestito alla prima comunione e al matrimonio, perciò immaginatevi il successo e la ressa dei ragazzini alla bottega. Andiamo dal balilla divenne poco a poco un modo spontaneo per chiamare il sarto che confezionava ormai esclusivamente le divise dei balilla in onore al fascio. Balilla di bocca in bocca divenne il modo per indicare tutto il caseggiato.
    L'osteria al Gambero Rosso, la prima versione del nome del locale cambiò nella più vicina Veccia Osteria Balilla e più tardi in Vecio Balilla, ma la vita dell’oste non era altrettanto felice, andare all’osteria a bere un quinto di vino era un evento raro, riservato alle grandi occasioni: alla nascita di un bimbo, al celibato, a un compleanno o al periodo della caccia o dell'essiccazione dei bossoli dei bachi da seta, quando il paese si arricchiva di “turisti” delle vicine località, allora l’oste che per giorni aveva nervosamente pesticciato il marciapiedi davanti all’entrata poteva finalmente esprimere la sua gioia nell’affettare il salame tanto accuratamente conservato e ogni bicchiere riempito era una gioia rinnovata.
    Il locale era piccolo, con tavolini di legno bassi, le sedie impagliate, che non so se più per fortuna o sventura dell’oste ogni estate dovevano essere rimpalliate e sistemate nei....

  • pioli, c'erano gli sgabelli alti al bancone e più indietro al di la del cortile c’era l’orgoglio dell’oste: la cantina dove il vino riposava ancora serenamente nelle botti. Accanto si erigeva un porticato con una piccola stalla per cavalli, c’era il custode che dava la biada ai cavalli e staccava le carrozze finche i fedeli andavano alle funzioni nella chiesa parrocchiale.
    Gli anni passano e di gestione in gestione si arriva alla seconda guerra mondiale, di qui il locale è un po’ trascurato, diverrà bar più tardi, quando le acque si placheranno e quando il nome del duce e con lui qualsiasi sinonimo non farà più bruciare il cuore in petto.
    Nel 1976 Flavio Renoffio con la moglie Maria apre il locale adibito fino ad allora a bar azzardando il nome di Trattoria Vecio Balilla, impresa non facilissima perché il nome balilla a più di 30 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale faceva ancora ardere il cuore in petto. Ma quello era da sempre il modo di chiamare quell’angolo di edificio e storia, e tradizione quell’edificio ne aveva da raccontare…
    La cucina presentata era molto semplice e strettamente tradizionale della vita contadina, ossi, rece, trippe, gambeti e coini de porco accompagnavano calici di vino nella goliardità dei tempi, che offriva clienti con pochi soldi in tasca e tanta voglia di stare in compagnia.
    I tempi corrono e a un decennio dall’inaugurazione si è assistito al rinnovo della cucina e del ristorante intervenendo sia della struttura ampliando gli spazi del locale, che del menù. Dimenticati infatti i piatti poveri ci si è avventurati nel ricco e fiorente mercato del pesce, pronti ad accogliere una più raffinata clientela.
    Intorno agli anni 90 i palati di affinano e curiosi di sensazioni sempre nuove trovano nelle degustazioni di vini e risotti una lodevole soddisfazione ai loro palati. Ma gli anni passano inesorabilmente e c’è bisogno di una continua innovazione in cucina ed ecco le calde....

  • note di paella e sangria far capolino sui nostri tavoli accompagnandoci ancor oggi in calde serate con amici.
    Siamo alle porte del nuovo millennio e una certa “frizzantezza” si respira nell’aria, voglia di nuovo e paura di lasciar le tradizioni si rispecchia sia nell’offerta della cucina che nelle richieste dei clienti, Flavio accompagna la moglie Maria ai fornelli puntando sulla ricerca di prodotti di prima qualità e selezionando così al meglio la sua offerta. Il pane e i dessert cominciano ad essere prodotti e sfornati con farine selezionate dalla nostra cucina.
    Un buffet di verdure freschissime vi aspetta ogni mezzogiorno cercando di dare qualità e velocità di servizio ai suoi clienti, e Flavio centra ancora una volta il suo obiettivo. Dare ascolto e priorità al cliente è da allora fino ad oggi suo principale obbiettivo e la ricerca continua ogni giorno nella selezione dei vini, dei tagli della carne, nell’approvvigionamento delle verdure, nella ricerca di prodotti ittici che abbiano un ottimo rapporto qualità prezzo al fine di trasmettere al consumatore tutto l’amore che da quasi quarant’anni lo accompagna nella sua attività.

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